Il Territorio dalle Origini all'alto medioevo

"Con la denominazione di Isola si definiva, nel Medioevo, quel triangolo che ha come base il rilievo del Canto che la separa, a Nord, dalla Valle di S.Martino e come lati i fiumi Brembo e Adda.

Il sito di S.Tomè si trova nel punto d'incontro dei confini di Carvico, Calusco e Terno.Morfologicamente corrisponde ad un dosso di forma ellittica (m 37 x 28, pari a 1000 mq ca.) che si eleva di due-tre metri rispetto alla pianura circostante, al centro, del quale affiorano i ruderi di una chiesa in muratura.

La sequenza archeologica individuata si distribuisce, tra il VII e l'XI secolo, con tre principali fasi di attività.Nella prima, viene costruita una chiesa di legno, con basamenti in pietra che servivano a sorreggere il colmo del tetto;un elemento di cintura con agemina d'argento, trovata sotto uno dei basamenti fornisce come termine cronologico post quem la metà circa del VII sec.Nella seconda fase, la cui cronologia si può circoscrivere tra l'VIII ed il X secolo, la chiesa viene ricostruita in solida muratura e, all'esterno, vengono addossati alla facciata due successivi edifici, il primo in legno, il secondo in muratura.Nella terza fase, la cui datazione è orientativamente fornita da un denaro milanese di Corrado II (1022-1037), la chiesa viene fortificata con doppio fossato e terrapieno.

1 - L'isola brembana è un territorio, come gli altri che si distribuiscono lungo l'Adda, tra il Cremonese ed il Comasco (I'Insula Fulkerii, la Gera d'Adda, la Martesana), ricco di testimonianze archeologiche e documentarie dell'età longobarda.Basti ricordare nel territorio limitrofo le necropoli di Offanengo e soprattutto di Trezzo, la chiesa di S.Vittore, probabilmente di fondazione tardoantica, ma con sepolture anche di VII secolo, a Terno.L'importanza di quest'area, tra VI e VII secolo, sembra doversi porre in relazione con le vicende della conquista longobarda.Il fiume Adda, navigabile nell'antichità solo fino all'altezza di Calusco, ed il lago di Como mettevano infatti in comunicazione con la Valchiavenna e, attraverso questa, con l'Europa centrale.Lo stesso fiume era attraversato, a Nord dell'Isola brembana, dalla via Bergamo-Como, poco più a Sud, dalla Brescia-Milano.Il controllo dell'Adda consentiva quindi di assicurarsi le comunicazioni nei due sensi.

Quanto al S.Tomè, si potrebbe pensare ad un sito di recente occupazione, secondo quel modello di conquista di nuovi territori, messo in evidenza nei vicini distretti di Cologno Monzese e Trezzo.Questa ipotesi si scontra peraltro col fatto che l'area in cui sorge S.Tomè è poco adatta alle coltivazioni.Non sono perciò da escludere altri motivi di questa presenza.

2 - Il popolamento del territorio dell'Isola, nella documentazione scritta dei secoli VIII e IX.

Su 10 località sicuramente identificate, 6 (Ponte S.Pietro, Terno, Calusco, Bonate Sotto, Suisio, Brembate Sotto) hanno delle preesistenze di età romana.Oltre a queste, vi è un solo altro sito, da cui provengono reperti romani, non menzionato da fonti di età longobarda o carolingia:si tratta di Madone, località da cui proviene un tesoretto di monete tardoantiche.Questi dati sembrano attestare un quadro di continuità del popolamento, in cui potrebbero essersi manifestati episodi di espansione, come quello di S.Tomè.Va anche ricordato, a supporto di questa tesi, che la zona in cui sorge S.Tomè è al centro di un'area priva di tracce di centuriazione, tracce che sono state invece riconosciute nel territorio circostante.L'as- senza della centuriazione potrebbe significare o una fase di abbandono dell'area, oppure, più probabilmente, la presenza, già in età romana, di boschi e pascoli non ridotti a coltura.

3 - Il motivo per cui la chiesa, all'inizio dell'XI secolo, venne fortificata trova un plausibile riferimento nella situazione politica dell'Isola, relativamente ben documentata dalle fonti scritte.

L'incastellamento di questo territorio traspare dai documenti del X e dell'XI secolo, essi indicano che, nel X secolo, il quadro del popolamento, delineato sulla base della documentazione dei secoli precedenti, non ne risulta sostanzialmente modificato:tre castelli su quattro veneono costruiti in località già abitate:Villa (941), Suisio (-980), Medolago (952)e Calusco (997).

Nell'XI secolo le fonti scritte sono concentrate nel territorio, circostante il nostro S. Tomè, di Calusco e Carvico, che dipendeva ecclesiasticamente da S.Vittore di Terno.In quest'area, si afferma la signoria di una famiglia, i da Calusco-Carvico, che detiene, alla fine del secolo, la giurisdizione dei castelli di Calusco superiore, Calusco inferiore (l'attuale Baccanello), Carvico e M.Giglio.Questa famiglia, seguendo la tendenza di quel particolare momento, fonda anche, nel 1099, il monastero di S.Trinità'di Verghi, presso un guado dell'Adda.Le fortificazioni ed il monastero si collocano tutti su due itinerari secondari che, attraverso l'Isola, consentivano un collegamento tra Bergamo, e in particolare le sue valli, e Milano.Il controllo del commercio lungo questi itinerari, che acquisterebbero rilevanza, nel corso dell'altomedioevo a discapito dei precedenti percorsi delle strade romane, sarebbe all'origine della fortuna di questa famiglia.Così come lo spostarsi dei percorsi commerciali, nel secolo successivo, a seguito della costruzione di una strada nuova, che collegava Bergamo direttamente con Trezzo, sarebbe una causa non secondaria della sua decadenza.

Nei documenti relativi a questa famiglia sono ricordati anche alcuni abitati scomparsi;tra questi, due in particolare attirano la nostra attenzione:Sumvico e Mezovico.Il primo, che sorgeva sulla destra del torrente Grandone, probabilmente vicino alla chiesa di S.Martino e al castello di Carvico è attestato forse già nel 998 e nel 1001 nei documenti relativi all'eredità di Liutefredo, vescovo di Tortona, che rivendica una serie di beni, tra i quali alcuni nel territorio bergamasco.Lo ritroviamo poi in una serie di atti dal 1155 al 1196 che riguardano per lo più controversie tra i signori di Carvico ed il capitolo di S.Alessandro. Il secondo toponimo compare nel significativo atto del 1068 (ACB, 3583), con il quale alcuni uomini liberi (la condizione si evince dal fatto che sono essi stessi a trattare le clausole del contratto), provenienti, oltre che da Mezovico, anche da Solza (abitato ancor oggi esistente a Sud di Calusco), Bruca, Caolizade e Calusco, si accordano con i signori di quest'ultima località di stabilirsi presso il castello di Calusco subteriore, inter Rium et Grandonem, con la promessa, da parte dei signori di Calusco, di non imporre gravami superiori a quelli poi sostanziosi stabiliti nel documento.

Delle località di provenienza, ben tre su cinque (Bruca, Mezovico e Caolizade) non compaiono più nella documentazione successiva e non se ne conserva neppure il toponimo.Non sappiamo quali motivi fossero alla base di questa mobilità della popolazione;poteva forse trattarsi di un desiderio di sicurezza (che fortificazioni come quella di S.Tomè non potevano assicurare a lungo) o dell'aspirazione ad un miglioramento economico, nell'ipotesi che le condizioni di vita, soprattutto nei piccoli nuclei abitati, fossero alquanto precarie.Il fatto che queste località non compaiano più nella documentazione posteriore ci fa ipotizzare che questi abitanti abbiano abbandonato piccoli insediamenti nei quali le condizioni di vita si erano fatte precarie.Almeno uno di essi, a giudicare dal toponimo (Bruca), si trovava, con il nostro S.Tomè, nella brughiera.

Quanto è emerso dallo scavo non ci consente di precisare, come si è sopra ribadito, se il nostro S.Tomè fosse la chiesa di un villaggio o non piuttosto un'chiesa privata.La prima ipotesi acquisterebbe forza se potessimo riconoscervi uno dei nuclei abitati da cui provengono gli uomini che si trasferiscono presso il castello di Calusco inferiore nel 1068.In particolare, un suggerimento potrebbe venire dal toponimo Mezovico.Il S.Tomè si trovava, come si è accennato, presso la strada che da Terno, capopieve dove è testimoniato l'insediamento più antico, a partire dal V-VI secolo, portava a Sumvico e all'attuale Carvico:la denominazione di queste località e di Mezovico, tutte con suffisso vico, come in altri esempi bergamaschi, potrebbe riferirsi ad abitati disposti secondo una gerarchia topografica e corrispondere ad insediamenti irraggiatisi a partire da Terno, secondo un modello ad onde concentriche ben noto nel medioevo.La chiesa, secondo questa ipotesi, potrebbe essere una cappella di un insediamento minore e la fortificazione sarebbe stata realizzata dagli abitanti, per difendersi dalle angherie delle famiglie di feudatari locali.Potremmo anche sforzarci di vedere, alla luce del documento del 1068, una conclusione di questi contrasti sfavorevole agli uomini liberi, che si sottomettono alla giurisdizione dei Da Calusco-Carvico.

Al di là di queste congetture, che non possono essere provate, l'origine e la scomparsa della chiesa di S.Tomè sembra inquadrabile in quella mobilità degli insediamenti che troviamo in periodi e località diverse, ma che pare una costante dell'età medievale.Per S.Tomè, la scomparsa dell'abitato sembra aver determinato anche l'abbandono della chiesa che, nel XV secolo, quando compare, per la prima volta, nella documentazione, è un rudere (ecclesia sive muracha) che serve per determinare sul terreno i confini dei comuni di Calusco, Carvico e Terno. Si trova in un luogo abbandonato:in bedesco, toponimo, che compare già nel 959, con il quale sono indicati nel XII secolo le aree incolte nel cuore dell'Isola."

Tratto da:"Carta Archeologica della Lombardia", Modena, Panini, 1992.

 

Cenni storici ed artistici

Le prime tracce dell'esistenza di Carvico rimontano al secolo XII.Per l'esattezza nel 1127 Attone di Calusco d'Adda, paese limitrofo, vendette alcuni beni, posti in parte a Carvico, ai canonici di Sant'Alessandro di Bergamo.Ma un loro vicino, Pasibruco di Carvico, uomo ricco e prepotente, si impadronì di alcuni corsi d'acqua che derivavano dal torrente Grandone e distrusse alcune strade pubbliche.I canonici però gli fecero causa e nel 1160 ottennero ragione presso i consoli di Bergamo.

Un documento dello stesso anno obbligava gli abitanti di Carvico, qualora il sovrano transitasse per la Lombardia, a fornirgli il "fodro", un contributo di foraggio per i cavalli, e a compiere determinati lavori, non solo nel proprio castello, ma anche in quello di Calusco d'Adda, il che lascia intravedere la dipendenza di Carvico dal centro vicino.

A Carvico esisteva inoltre una Chiesa dedicata a S.Martino, dal momento che una pergamena del 1179 testimonia che il Vescovo assegnò ad essa metà delle decime.

Il Castello, di cui si ignora anche la posizione, appartenne ai Benaglio, famiglia bergamasca potente perfino a Lecco.Suo capostipite fu Angilberto, nominato nel 1050 da Arrigo III conte del Sacro Palazzo e di Treviglio.

Quando, verso il 1230, il Comune di Bergamo divise il territorio in quattro squadre, ciascuna per ogni porta della città, Carvico fu assegnata con Calusco a quella di Sant'Alessandro.

Il secolo successivo vide tutta l'Isola tormentata dagli incessanti contrasti tra Guelfi e Ghibellini, per cui anche questo paese patì incendi e saccheggi senza sosta e quel poco che fu risparmiato finì in preda a Giovanni Acuto, un capitano inviato con la sua masnada dal signore di Milano affinché punisse i ribelli.

Finalmente nel 1427 anche Carvico fu occupato dalla Repubblica di Venezia, che instaurò un clima di relativa tranquillità durato fino al 1797.

Ai primi di maggio del 1630 Carvico fu tra i primi Comuni bergamaschi che furono colpiti dalla peste ed immediatamente isolati.Il morbo ridusse gli abitanti, poco più di quattrocento, quasi alla metà.

Il villaggio, situato sulla strada che da Bergamo conduce al porto di Imbersago, sull'Adda, risultava composto di sei casali. Tra questi quello di Piazza, abitato dai conti Medolago Albani, e il casale di Pradossi, dove villeggiavano i conti De Vecchi. Questi, amanti dell'arte, avrebbero ospitato tra il 1647 e il 1649, il celebre pittore Giacomo Cortese, conosciuto come il "Borgognone"perché nativo della Borgogna.

Tra i carvichesi vissuti durante la dominazione veneta è ricordato Ottavio Bolgeni, parroco del paese, per alcuni componimenti drammatici e saggi filosofici tra il giuridico ed il teologico.

Di particolare interesse è la Chiesa Parrocchiale, dedicata al patrono San Martino, esistente come più sopra detto già nel secolo XII.Papa Leone X, con bolla del 16 marzo 1513, ne concesse il giuspatronato alla comunità con l'obbligo di rifabbricarla. Papa Giulio III, il 31 maggio 1554, confermò l'impegno.

La Chiesa, quale apparve a S.Carlo Borromeo nella visita pastorale del 1575, era abbastanza grande ma poco adorna;non vi era neppure un rettore stabile, eletto dalla popolazione.

Completamente rifatta nel 1734, consacrata nel 1740, all'inizio del presente secolo fu allungata e completata all'interno, nel 1930, con stucchi di notevole effetto scenografico.Contiene due pregevoli dipinti:la pala dietro l'altare, raffigurante S. Martino a cavallo nell'atto di dividere con la spada il proprio mantello per darne la metà al mendicante, eseguita dal citato Borgognone, e la Madonna del Rosario, opera di Cristoforo Roncalli che, nato da padre bergamasco alle Pomarance, presso Volterra, è conosciuto come il Pomarancio.

Al centro del paese si trova invece la Chiesina di Santa Maria del Campo che, come risulta in un elenco di Chiese della Diocesi di Bergamo, era già edificata alla fine del duecento.

 

San Tomè

"Sulla base della documentazione catastale antica, che segnalava una anomala distribuzione in forma circolare di alcune particelle poste in territorio di Carvico, in prossimità del confine con i Comuni di Calusco e di Terno, si è successivamente individuato, con la ricerca di superficie, su un modesto cocuzzolo di forma ellittica elevato sul piano circostante, dal significativo toponimo S.Tomè, l'esistenza dei ruderi di una chiesa ad aula unica altomedioevale.Le quattro campagne di scavo condottevi dalla Soprintendenza Archeologica tra 1982 e 1986 hanno rilevato il succedersi, nel corso di cinque secoli dal VII all'XI sec.d.C., di una chiesa in legno, sulla quale si imposta una seconda chiesa in muratura cui si addossano all'esterno due edifici successivamente abbattuti per fortificare la chiesa con fossati e terrapieni.La chiesa in legno, con orientamento Est-Ovest e dimensioni equivalenti alla navata della successiva chiesa in muratura, si data intorno al VII sec.d.C.per il ritrovamento, sotto uno dei basamenti per i montanti lignei verticali, di una fibbia in bronzo ageminata in argento della metà circa del VII secolo.Dopo la demolizione della chiesa in legno, viene costruito un nuovo edificio in muratura con stesso orientamento, con un'abside ad arco oltrepassato e l'interno ripartito in due vani. La pavimentazione, di cui si è conservato un solo tratto nell'abside, è costituita da una base di malta, poggiata su un vespaio di scaglie di pietra e coperta da un sottile strato di laterizio triturato.All'interno della chiesa si sono rinvenute sei sepolture in nuda terra con delimitazione in sassi, all'esterno, altre tre, tutte prive di corredo. In un secondo tempo navata e abside furono lastricate. Sull'area esterna alla chiesa, livellata con un consistente riporto, venne costruito un edificio in legno, appoggiato in parte alla facciata stessa della chiesa, sostituito poi da uno in muratura, sempre, come per il precedente, con piani pavimentali in battuto e focolari sul piano di calpestio sul quale si sono raccolti frr.di pietra ollare, di vasi in ceramica e in vetro, in prevalenza lucerne. Nell'ultima fase, intorno all'XI secolo, dopo la parziale demolizione dell'edificio esterno, la chiesa viene fortificata, secondo un sistema comune nell'altomedioevo, con la costruzione di un terrapieno e di un fossato che conferiscono al sito l'aspetto attuale."

Tratto da:"Carta Archeologica della Lombardia", Modena, Panini, 1992